Storia di famiglia e di Noale (Medieval history of Noale and Tempesta family)

1. I signori della nobile famiglia Tempesta (1114 – 1389) erano trevigiani di origine tedesca. Sembra infatti che derivino da Tiso da Camposampiero (in quei tempi non vi erano cognomi ma appellativi del luogo di origine o di possesso), cavaliere germanico che nel 1013 si ferma nella zona di Camposampiero e dopo aver svolto il ruolo di console a Padova, per meriti di guerra viene infeudato dall’imperatore romano tedesco Enrico III, il quale era sceso in Italia nel 1055 nei territori di Padova-Treviso-Belluno, in precedenza soggetti ai vescovi bavaresi di Freising già da prima dell’anno 1000.

I Camposampiero sono infatti noti anche come Tisoni.
Un nipote di Tiso da Camposampiero, Vinciguerra figlio di Gerardo (che peró già era detto “tempesta” secondo uno scritto del 1648), forse per la sua veemenza in battaglia, si rinominó tempesta e l’imperatore e re di Germania Enrico V, nel 1114 a Cremona, gli concede privilegio di riscuotere il dazio della muda a Treviso.

“Da Istoria di Trivigi-G. Bonifacio”1591:

Nel 1119 Vinciguerra lascia all’erede Guido i possedimenti con Noale al centro e forse già la carica di avogari del vescovo di Treviso. Nel 1158 troviamo il primo avogaro Guido da Camposampiero detto tempesta.

2. Seconda ipotesi: alcuni studiosi ritengono l’origine dai Da Carbonara in quanto in un documento redatto a Noale nel 1119, Bertaldo da Carbonaria, senza eredi, lascia i territori di Noale e l’avogaria al nipote Guido tempesta, figlio del fratello Valperto Montaverra da Carbonara “del loco di Crespignaga” (forse erroneamente trascritto in Vinciguerra), comunque sia, Guglielmino Tempesta, figlio di Guido, risulta fratello dei Da Crespignaga in un atto del 1171 redatto a Brusaporco (oggi Castelminio di Resana) e anche con i Busolino, nel 1179 sarà podestà di Padova.

“Willelminus tempesta”-1171

Una precisazione sul “soprannome” tempesta, che nei documenti veniva sempre scritto in minuscolo, al contrario del nome personale che era sempre maiuscolo.

  • Treviso medievale

Treviso nell’XI° secolo era feudo del conte Rambaldo di Collalto, mentre la fascia pedemontana era suddivisa tra i vescovi-conti di Trento, Belluno e Ceneda (il Cenedese e Serravalle corrispondevano ai territori attorno a Conegliano e Vittorio Veneto), il Friuli era del duca di Carinzia (con suo vicario il conte di Gorizia e poi anche del Tirolo) e del Patriarca di Aquileia, a sud c’era Venezia mentre a ovest Padova e Verona.

      Mappa cinquecentesca dei territori attorno a Noale

      Gli avogari dovevano amministrare e difendere i beni della curia vescovile, ed avendo ricevuto dall’imperatore nel 1090 e 1114 il diritto di esigere il dazio (muda) sui beni in entrata/uscita da Treviso, ma anche su Feltre, Mestre e altri mercati del distretto trevigiano, si arricchirono e resero l’antica Novalis (nominata Noal, Noval, Anoal, Annualis, Noale…) il centro del loro territorio.

      • Castello e Rocca di Noale

      Prima i Da Carbonara e successivamente i Tempesta fecero erigere l’imponente Rocca signorile (con all’interno i palazzi signorili, l’armeria, le prigioni e la canipa per la conservazione dei beni provenienti dal contado, conservati anche nella vicina Cà Matta).

      Ricostruzione del castello di Noale nel Trecento e dell’accesso alla porta trevigiana


      (Fonte: “Noale città murata”, a cura di F. Pigozzo, AA.VV., disegni di Piergiulio Caregnato).

      Spaccato dell’interno della porta trevigiana:

      (Fonte: disegno A. Fattori)

      La rocca dei Tempesta era collegata al castello dove vivevano protetti i cittadini piú benestanti all’interno di un’ingegnosa fortificazione circondata da due fosse d’acqua, unica in tutto il Veneto. Le 2 torri con le porte di accesso, la Trevisana a est e del Cervo a ovest, erano già presenti fin dal 1100 e dotate di ponte levatoio sulla prima fossa piú interna.

      Mappa del castello e rocca di Noale nel Trecento con dettaglio della porta sud (ricostruzione di A. Fattori):

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      La torre a fianco della porta trevigiana fu in parte ricostruita dopo il forte terremoto del 1348, venne sopraelevata con la camera campanaria nel ‘700; le merlature della porta sono sempre state di tipo guelfo fino alla modifica in ghibelline nel 1836]

      Le vecchie logge del 1410 e 1557, precedenti all’attuale, del 1848.

      I membri della famiglia Tempesta governarono quindi Noale con il borgo, l’extra-borgo (oggi contrada S. Giorgio) ed il territorio circostante, organizzato in comuni rurali (regole o villaggi di Briana, Cappelletta, Moniego,Salzano,Spinea,Trebaseleghe,Scorzé, ecc. e alcuni castelli:Crespignaga,Brusaporco-oggi Castelminio di Resana,Robegano), mantenendo la carica di Avogari del vescovo di Treviso, per più di due secoli.

      Qui di seguito degli estratti dai diplomi-pergamena dei territori concessi.

      Dati i buoni rapporti sia con Treviso che con Padova, nel 1179 Guglielmino tempesta é eletto Podestà di Padova.

      Guglielmino risulta fratello con i nobili da Crespignaga, con i quali divide i beni nel 1168, in particolare il bosco di Briana (Boscu Abriani).

      Come amministratore di ciascun castello, i Tempesta avevano assunto un gastaldo, mentre come rappresentante responsabile di ciascuna villaggio c’era un meriga.

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      La giustizia era delegata dal Tempesta al giudice vicario, mentre per la stesura dei vari atti (compravendite, matrimoni, ecc.) c’erano alcuni notai e cancellieri, la cui sede era in una loggia posta sul ponte della seconda fossa esterna alla torre Trevigiana. Da tale loggia, ma anche per le varie strade del distretto

      il precone o banditore (odierno messo comunale e ufficiale giudiziario), a gran voce, dopo suono di corno, tamburino o campanella “per sonum campane et voce preconum more solito”, con bastone in mano (per le luminarie) con berretto/cappuccio vistoso in testa (con sotto un’ infula vermiglia avente un circolo bianco con stemma del comune e/o del Signore o Capitano o Podestà), diffondeva notizie e comunicati vari utili alla popolazione oltre ad avere compiti giudiziari (pignoramenti, citazioni,…), di “coprifuoco” notturno e di pubblicità per taverne e altri commercianti. Ciascun precone doveva avere un cavallo e non doveva portare coltelli.

      Doveva avere almeno 25 anni, essere residente nel distretto trevigiano da almeno 15 anni, non un servo, e nella sua settimana di turno non poteva bere e frequentare taverne. Il suo compenso seguiva un tariffario a seconda del luogo dove era inviato in relazione alla distanza di udibilità della torre delle campane.

      Il palazzo principale di famiglia, oltre ai palazzi in rocca a Noale, era a Treviso, oggi Palazzo Bomben in via Cornarotta in contrada del duomo, ma avevano anche una casa-torre, crollata con il grande terremoto del natale 1222 e di cui oggi rimane la base larga della torre campanaria del Duomo, piú altre case a Padova.

      Nel 1220 i Tempesta vendono il castello di Stigliano e tutto il suo territorio (circa 300 ettari, compreso Briana, Mazzacavallo, Zeminiana, Sant’Angelo, Veternigo) al teutonico Aldovrandino da Superno per 6900 lire veneziane, forse per saldare dei debiti. A metà del ’200 il tiranno Ezzelino III Da Romano distrusse parte della rocca e causó morte e distruzione nei territori di Padova e Treviso. Lo stesso Ezzelino, constatati i gravi danni provocati dalle macchine d’assedio, ordinò la ricostruzione di un nuovo importante fortilizio circondato da ampie fosse d’acqua: la rocca. In seguito Ezzelino fu sconfitto e venne soppiantato a Padova dai Da Carrara e a Treviso dai Da Camino, una sorta di tirannia famigliare. Treviso, dopo l’uccisione del Da Camino nel 1312 (congiura delle piú ricche famiglie trevigiane a cui partecipa anche Guido tempesta padre di Guecello) ritornerà a essere Comune, dandosi dei nuovi statuti. Treviso avrà dunque un podestà eletto con mandato di 6 mesi o 1 anno (non poteva essere un cittadino del trevigiano, età minima 30 anni). Nel 1313 Guido tempesta fa scrivere un codice su pergamena, il “Liber Possessionum”, con tutte le proprietà e beni di famiglia (vedere Bibliografia nella sezione Link), egli muore nel 1314.

      • I Tempesta a Treviso

      Nel 1315 il Comune di Treviso, da poco firmati dei patti con Venezia, decide di tenere per sé tutti i possibili introiti da tasse e dazi, togliendoli a chi li aveva ottenuti per privilegio imperiale.

      Il comune di Treviso perció, con il benestare degli interessati veneziani (doge Giovanni Soranzo), intenta il famoso Processo Avogari costringendo i Tempesta (Guecello, Ziliolo e Artico figli del fu Guido) a cedergli il diritto di dazio dietro risarcimento in denaro. Treviso negli anni ’20 andrà sotto la protezione prima del conte di Gorizia e poi direttamente di Giovanni duca di Carinzia e re di Boemia, come vicari dell’imperatore d’Austria. I Tempesta, guelfi politicamente (a parte Artico che nel 1319 tradirà la patria) cioé schierati con il Papa avente sede a Avignone, continueranno ad assumere varie cariche nella dirigenza comunale, alla presenza di 2 fazioni contrapposte, finché il 4 gennaio 1327, dopo sei mesi di esilio forzato da Treviso (per un precedente fallito tentativo di presa del potere nel 1326), Guecello rientra assieme ai suoi alleati e a mercenari armati da porta S. Zeno (una delle allora 12 porte di Treviso), previa corruzione delle guardie, ed irrompe in una sanguinosa nottata contro i rivali nobili della famiglia Azzoni, prendendo definitivamente il potere a Treviso, acclamato dalla popolazione. Alteniero Azzoni, ferito e risparmiato dal nobile Guecello, viene scoperto ed ucciso a sangue freddo dal suo ben più crudele alleato Guglielmo Camposampiero. Due secoli prima, le famiglie degli Azzoni e dei Tempesta erano imparentate.

      Spalleggiato dal re di Boemia, Guecello rimarrà a capo della città per due anni e mezzo (non ufficialmente da podestà o capitano, ma da capitano/signore di Treviso nella pratica), per poi cederla nel luglio del 1329, dopo 2 settimane di assedio, al principe scaligero ghibellino Cangrande della Scala, non avendo ricevuto aiuti dal re di Boemia.

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      Cangrande in quel momento aveva conquistato e unificato quasi tutto il territorio veneto, Guecellone gli cede Treviso senza spargimento di sangue (vedere scheda con DISCORSO DI GUECELLONE). Lo storico Verci scrive “Trevigi dipendeva al presente dalla autorità di Guecellone tempesta grande aggiratore e caporione dispotico di quel Comune, ove non senza i lamenti d’ una contraria fazione commovea ogni cosa a suo arbitrio, e la faceva da principe“.
      Ziliolo tempesta nel 1321 sposa con importanti nozze Alice da Collalto, figlia del conte di Treviso Rambaldo.

      Oltre ai 3 fratelli maschi, c’era anche una sorella, Orsa tempesta (detta Furlana), che era andata in sposa a Jacopo Azzoni, della famiglia nemica, forse sperando in una riconciliazione. Cangrande muore 4 giorni dopo la presa di Treviso per una intossicazione, ma dopo che Guecellone Tempesta si é fatto confermare nel suo feudo di Noale (rif. Pergamene Diploma Scaligere), con identiche garanzie anche per il suo nobile alleato Guglielmo da Camposampiero. Nel 1328 era morta la moglie di Guecellone, Gaia Novello da Camino, nel 1331 egli sposerà in seconde nozze la piissima padovana Caterina da Lozzo (figlia del ricchissimo conte Maltraversi che da Lozzo Atestino controllava tutto il territorio tra Padova e Vicenza) e da lei avrà 3 figli (Nicoló nel 1331, Vampo nel 1333 e Agnese nel 1335).

      Artico tempesta invece, aizzato dalla bellissima e astuta moglie all’odio per le grandi famiglie trevisane che con il processo Avogari gli avevano portato via il diritto a esigere il dazio, aveva già sposato le politiche ghibelline dello scaligero Cangrande in disaccordo con gli altri fratelli. Per questo, nel 1319, scoperto in una fallimentare congiura per cedere Treviso a Cangrande (addirittura la moglie di Artico, tanto era ambiziosa che si concedeva ed ebbe figli da Cangrande), fuggí e venne bandito da Treviso come traditore. La famiglia non volle piú averne a che fare. Rifugiatosi a Noale nel 1320, sempre convinto dalla moglie, cedette Noale e Brusaporco agli scaligeri (quasi per scusarsi della congiura finita male) mentre Guecellone li combatteva a Padova. Una volta liberata Padova, Guecellone si era presentato sotto le mura noalesi con alcuni cavalieri vincitori, alla cui vista, alla luce della recente fama, le truppe scaligere cedettero subito il castello (vennero perció decapitati a Verona da Cangrande). Artico Tempesta, allontanato da tutti, vivrà con l’astuta moglie Margherita da Morgano ed il figlio Guido, Bella l’altra figlia sarà data in sposa a un milanese ma non nasceranno eredi. Artico morirà senza eredi nel 1341.

      Guecello, nel 1329 viene nominato cavaliere dal duca di Carinzia anche per la sua vittoriosa difesa di Padova dagli attacchi scaligeri nel 1320, venne infatti insignito del Cingolo Militare dell’Ordine di San Giorgio in Carinzia (robusta cinghia di cuoio che sosteneva la spada, con croce d’argento smaltata di rosso e S. Giorgio sul retro, per la difesa dei confini del Sacro Romano Impero contro i nemici dei cristiani) istituito nel 1273 dal re di Germania. Guecello, a sua volta poteva nominare cavalieri e lo fece nei confronti degli Estensi quando, inviato da Mastino della Scala, liberó Ferrara nel 1333 dall’assedio delle truppe pontificie.

      • I Tempesta e Verona

      Dopo la resa di Treviso nel 1329, Guecello si dovrà comportare da onesto alleato con gli eredi di Cangrande, cioé i nipoti Alberto e Mastino, che per tenerlo lontano dalla “troppo sua” Treviso lo chiameranno a fare il podestà di Verona nel novembre 1329 (col nome Buonzen Avogaro) e riconfermandolo come promessogli anche per tutto il 1330 con il doppio incarico anche di capitano di Treviso. Guecello seguirà poi in battaglia gli Scaligeri, nel 1333, al comando di un’armata di 200 cavalieri scaligeri, libera in extremis la città di Ferrara assediata dalle truppe di Papa Giovanni XXII, con l’ulteriore motivazione che la moglie Caterina era cugina degli Estensi.

      • I Tempesta e Venezia

      Nel 1338, avendo saputo della formazione di una potente lega antiscaligera di accerchiamento (Firenze, Visconti di Milano, Gonzaga di Mantova, Venezia, Estensi di Ferrara) Guecello prende licenza da Verona a Noale portandosi il figlio Meladusio e la relativa compagna Sara da Camposampiero e poi di nascosto fa arrivare anche gli altri figlioli che era stato costretto a lasciare a garanzia a Verona. Corre cosí a Venezia cedendo Noale e i propri castelli al Doge Francesco Dandolo.

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      Territori sotto il dominio scaligero al momento del “tradimento” di Guecellone.

      Gli scaligeri per il tradimento subito danno fuoco a tutte le ville dei Tempesta e dei loro alleati Camposampiero a Treviso e nei territori del padovano, la corte dei Tempesta viene ospitata dai riconoscenti (e imparentati) Estensi nel loro castello a Ferrara, mentre Guecellone viene posto dal doge a capo di tutti gli eserciti veneziani tra Piave e Brenta. Ziliolo, catturato dagli scaligeri a Treviso, viene imprigionato a Verona per qualche mese fino a pagamento per la liberazione. Alberto della Scala, tranquillo fratello maggiore del ben piú determinato ma accerchiato Mastino, viene imprigionato a Venezia.
      Indeboliti e infine costretti gli scaligeri alla resa, Venezia concede ai Tempesta il castello di Noale (e la rocca fino al 1342) ma via via gli toglie i villaggi e fa rientrare a Treviso anche i nobili Azzoni cacciati ai tempi della presa da parte di Guecellone e rifugiati nel frattempo a Venezia. Guecellone muore il 23 novembre 1338 a Padova (con l’onore di essere sepolto nell’Arca dei Carraresi), lasciando ai figli Meladusio/Meladugio/Meliaduse (di prima moglie), Nicoló, Vampo e Agnese (di seconde nozze con Caterina Da Lozzo) e al fratello Ziliolo i suoi possedimenti e la carica di Avogari trevigiani (vescovo Pier Paolo Dalla Costa), anche se tra il 1338-1342 Venezia ne controllerà i villaggi.

      Villaggi del feudo Tempesta fino all’anno 1338.

      • Palio di Noale

      Nel 1339 Meladusio fa bandire a Treviso il primo Palio di Noale di cui si ha riscontro storico; si trattava di una corsa podistica di cui c’é notizia anche nel 1347 nella festività di Pentecoste. Era un’occasione per rinfrescare i fasti di famiglia ed ingraziarsi la popolazione. Guecello tempesta peró fu il primo ad organizzare un Palio sotto le mura di Verona per umiliare e deridere i potenti Scaligeri che non volevano uscire dalle loro mura per combattere.

      I Tempesta, in occasione della fiera annuale dell’Assunta, avevano la concessione di gestire con propri armati, come da antica consuetudine, la bisca per il gioco d’azzardo legalizzato (baratteria), essenzialmente il gioco con i 3 dadi, che di norma era vietato (lo stesso Dante Alighieri fu condannato ed esiliato per baratteria).

      A dicembre del 1339 il doge di Venezia Bartolomeo Gradenigo, morto da un anno Guecellone, concedeva il privilegio di nobiltà veneta agli avogari Tempesta di Noale (vedi sezione dedicata in MENU), ritenendoli comunque utili nel mantenere il controllo dei territori a loro storicamente sottoposti.
      Nel 1342 Meladusio é sposato con l’amata Sara da Camposampiero, qualche mese prima era morto il padre di lei, Guglielmo, stranamente contrario al loro matrimonio. Guglielmo, della nobile e antica casata dei Camposampiero morí di crepacuore nel febbraio 1342, anche in seguito alla decisione del Doge di concedere il castello di Camposampiero al “cugino” di Guglielmo, Ubertino da Carrara, benché fosse da secoli la casa dei Camposampiero. Ció derivava dal fatto che Giacomo da Camposampiero, padre di Guglielmo, ebbe due mogli, Engelenda da Camino (trevigiana) da cui nacque appunto Guglielmo e l’altra Carrarese, il cui nipote fu Ubertino.
      Nel settembre 1342 (decima indizione-che era il numero progressivo dell’anno su un arco di 15 anni), lo sfortunato Meladusio, morente a Padova, verrà sfruttato dai carraresi per indurre, con lettera falsificata, la giovane moglie ereditiera Sara Da Camposampiero a precipitarsi a Padova dove trova il marito non piú in grado di parlare, che le toglie e rimette l’anello nuziale per tre volte. Subito dopo la morte del marito viene “costretta” a sposare un de Rossi alleato parmense dei Carraresi con grandi feste. Venezia reagirà subito per non perdere le roccaforti di Noale e Treville che Ubertino da Carrara stava per unificare sotto di se eliminando le casate dei Camposampiero e dei Tempesta, inoltre nel 1343 pagherà 6000 lire a Sara per acconsentire alla demolizione del suo castello di Treville, considerato dal doge una “spina in un occhio” per il territorio Trevigiano.

      Dal 1339 al 1342 i Tempesta controllavano ancora castello e rocca di Noale con un loro capitano, successivamente Venezia invierà un conestabile con 25 armigeri veneziani lasciando ai Tempesta solo il castello.

      Sara rimarrà di nuovo vedova anche del Rossi e sposerà infine un Scannabecchi, nobile ghibellino colto e amico di Dante Alighieri, lei morirà dopo il 1356.

      Nel 1345, nel palazzo vescovile di Treviso, i due giovini Nicoló e Vampo tempesta giureranno fedeltà alla chiesa di Santa Maria di Asolo e di San Pietro di Treviso, ricevendo la conferma dell’avogaria dal vescovo di Treviso.

      • Peste e decadenza dei Tempesta

      Nel 1348 arriva la peste nera.
      Durante la decadenza familiare causata oltre che dal predominio veneziano anche da questioni ereditarie (cause giudiziarie tra Vampo e sua madre Caterina ma anche tra Vampo e la nipote Nida erede del fratello Nicoló) e anche dai debiti crescenti di Vampo (che tra l’altro aveva grossi problemi al bacino e zoppicava), arriveranno a Noale per un breve periodo degli anni ’80 i Da Carrara e poi, dopo la morte nel 1389 dell’ultimo erede maschio dei Tempesta avogaro (Nicoló figlio di Vampo, anche se illegittimo), nel 1394 verranno incaricati dell’Avogaria gli Azzoni (oggi Azzoni Avogadro).

      Nel 1513 il castello di Noale venne attaccato e incendiato dalle truppe nemiche di Venezia.
      Importante la figura di Caterina da Lozzo cugina degli Estensi di Ferrara, molto devota e benefattrice, madre e poi nonna degli avogari, come un’odierna manager femminile gestirà e sosterrà la famiglia fino alla sua morte, ormai anziana, alla fine del ‘300. La tomba di famiglia era nella chiesa di S. Francesco a Treviso, nella quale Caterina assieme ai frati francescani fece realizzare attorno al 1355 gli affreschi della cappella Giacomelli o di S. Giovanni Battista, con un affresco di Tommaso da Modena e altri, in esso sono rappresentati quasi certamente lei, Caterina da Lozzo e l’amato figlio Nicoló Tempesta nella veste di S. Caterina e di S. Nicola (tesi di Louise Bourdua dell’univ. di Warwick).

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      La molto devota Caterina, aiutó molto i poveri, gli ammalati e i frati francescani, tanto che da molti fu venerata come beata ed in aria di santità dopo la sua morte.
      Della tomba di Nicoló tempesta fatta realizzare dalla madre Caterina e un tempo posta in S. Francesco a Treviso, rimangono la lapide fatta realizzare da lei (sulla parete interna sud della torre trevisana a Noale: “Tarvisium deflet decum…”) e i modiglioni tombali con stemma Tempesta presenti a Cà da Noal assieme alla piana dell’arca (museo civico di Treviso).

      Venezia controllerà Noale quasi ininterrottamente fino all’arrivo di Napoleone nel 1797. Le tombe di famiglia in San Francesco furono depredate dalle truppe napoleoniche nell’ottocento.

      Oggi le persone con cognome Tempesta si trovano soprattutto a Castelfranco Veneto (zona Cavasagra-Vedelago) e derivano dal ramo illegittimo di Ziliolo tempesta, fratello di Guecellone e Artico.

      NOTA FINALE:

      Le tante informazioni riportate in questo sito sono state il frutto di molte letture su libri, archivi e ricerche internet, sarebbe bello che chi é arrivato a leggere fino a qui, condividesse la pagina con i propri contatti…perché anche chi verrà dopo di noi possa un giorno ricordare le tradizioni e le origini dei propri territori.

      Una città senza memoria del passato non ha futuro.

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